Sottratti ad UniCredit i dati di circa 400.000 utenti privati che hanno richiesto prestiti.
Ad una delle prime 10 banche europee ci sonovoluti solamente dieci mesi per rendersi conto della violazione.
La banca italiana UniCredit ha ammesso mercoledì che una serie di violazioni, non rilevate da quasi un anno, hanno esposto i dati personali di 400.000 utenze associate a richieste di prestiti.
In una dichiarazione, UniCredit ha accusato un fornitore di servizi di avere esposto i dati dei clienti italiani, inclusi i codici IBAN.
I dati di circa 400.000 clienti in Italia sono stati compromessi durante una prima violazione avvenuta tra settembre ed ottobre 2016 ed una seconda violazione appena individuata tra giugno e luglio di quest'anno.
UniCredit assicura che non sono stati interessati dati che possano consentire transazioni non autorizzate, mentre potrebbero essere stati raggiunti altri dati personali e codici IBAN.
UniCredit ha anche dichiarato di avere chiuso la violazione, averne dato informazione alle competenti autorità, ed avere intrapreso un audit di sicurezza che probabilmente verrà sostenuto con parte dei 2,3 miliardi di euro precedentemente destinati all'aggiornamento ed al rafforzamento dei propri sistemi IT.
La violazione del più grande gruppo bancario italiano è stata individuata 10 mesi dopo la compromissione iniziale, ed ora la preoccupazione è che i clienti interessati dalla violazione stanno soffrendo un elevato rischio di follow-up riguardante attacchi di phishing che sfrutteranno le informazioni ottenute grazie ai dati sottratti.
Nick Pollard, direttore di intelligence ed analisi di sicurezza presso Nuix, ha rilevato che la violazione è avvenuta meno di un anno prima che in Europa entrino in vigore norme più severe per la protezione dei dati sotto forma di regolamento generale sulla protezione dei dati (n.d.r. il GDPR). "Questa ultima violazione dei dati indica l'importanza di una regolamentazione unificata nel rendere responsabili le terze parti in materia di sicurezza.
La recente violazione dei dati di UniCredit è un esempio di sapere dove sono i dati, ma non assicurarsi che essi siano adeguatamente protetti e gestiti. I dati di 400.000 sono stati messi a rischio da una terza parte fornitrice di servizi, ed il ritardo nel rilevare la loro compromissione dimostra che qualsiasi attività terzializzata deve essere monitorata per avere la piena comprensione di chi la gestisce, e dove e come essa viene gestita".
Donato Capitella, consulente senior della sicurezza di MWR InfoSecurity, ha aggiunto: "Questa compromissione dei dati dei clienti UniCredit conferma i rischi che le organizzazioni affrontano collegando i propri sistemi IT a quelli appartenenti ai loro fornitori di servizi."